Ritorno alla terra, soluzione verde alla crisi

“Poderi al popolo” un incontro a Sassari. Gli esperti: «Ecco nuove idee per sfuggire al baratro economico con l’agricoltura»

LA NUOVA SARDEGNA –  SASSARI (vedi la pagina originale)

di Antonio Meloni

Solo vent’anni fa non avrebbero avuto scampo: nella migliore delle ipotesi li avrebbero presi per sovversivi. In piena era industriale, la proposta di fare agricoltura utilizzando i terreni pubblici sarebbe stata giudicata un’idea quanto meno bizzarra. Oggi, di fronte allo scenario desolante dell’industria in declino, il ritorno alla terra è molto più che un progetto sostenuto da un ampio movimento trasversale. L’agricoltura, dopo quarant’anni di chimere, è diventata una strategia economica per scongiurare il baratro. I dati snocciolati durante il forum “Poderi al popolo”, che ieri, dopo tre giorni di dibattiti, ha chiuso i battenti nel centro Coopera di Sassari, disegnano solo i contorni di ciò che in Sardegna, complice la crisi, potrebbe avvenire in tempi relativamente brevi.

Immense distese di terreno pubblico incolto, nell’isola se ne conterebbero 128 mila ettari, potrebbero essere date in gestione a cooperative agricole di giovani laureati pronti a realizzare il sogno, finora solo accarezzato, di una Sardegna coerente con la propria vocazione storica. La pratica agricola non sarebbe certo la panacea per guarire i mali dei sardi, ma contribuirebbe a riavviare il volano di un’economia stagnante. A sostenerlo non sono soltanto i promotori dell’iniziativa, Rita Marras (libreria Odradek) e Iside Stevanin (Andalas de Amistade), ma anche gli esperti del dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari, che, dati alla mano, hanno lanciato l’appello rivolto a tutti coloro che credono in un futuro verde. Il nodo centrale della riflessione proposta dai relatori e dai gruppi che hanno partecipato alle discussioni è in una serie di dati illustrati dall’economista Luciano Guttierrez (dipartimento di Agraria). L’operatore agricolo sardo ha un’età media che supera i 55 anni e una bassa scolarità (il 32,8 per cento ha la licenza elementare, il 39,1 la licenza media). Il dato sulla disoccupazione è variabile, il più recente, per la provincia di Sassari, è dato al 35 per cento: giovani fra i 29 e i 35 anni, laureati e con poche alternative.

Ragionando sul reddito di un’azienda agricola media emerge che il valore aggiunto cresce in misura direttamente proporzionale al titolo di studio dell’imprenditore: 45 mila euro l’anno per chi ha la licenza elementare, 132 mila per i laureati. A questo punto la conclusione appare quasi scontata: «fra poco più di dieci anni – taglia corto Guttierrez – il comparto agricolo rischia di non poter contare sul turn over perché la gestione dell’azienda si fonda sul ricambio generazionale». Allora, o si trova il sistema per creare occupazione in agricoltura o si rischia il tracollo. La strada potrebbe essere quella della cooperazione, ma per imboccarla occorre mettere da parte un individualismo atavico e acquisire capacità imprenditoriale. «In questa fase i nostri referenti – ha spiegato Iside Stevanin – devono essere i Comuni, ma anche realtà come Coldiretti e Laore». Il modello da imitare, magari adattandolo alla realtà sarda, potrebbe essere quello targato Terre de liens, illustrato in teleconferenza dalla Normandia dalla referente Veronique Riouful, grazie alla traduzione simultanea di Marilena Budroni (dipartimento di Agraria). Si tratta di una società di 7 mila azionisti che in pochi anni ha acquistato terreni per l’agricoltura da affittare a cooperative che si impegnano a rispettare un disciplinare basato su alcune linee guida.

Alla società è legata una fondazione che si occupa di reperire fondi attraverso donazioni. L’aspetto singolare è che gli interessi non vengono redistribuiti fra gli azionisti, ma reinvestiti nell’attività agricola. Certo è che i tempi per l’avvio della tanto auspicata controtendenza sembrano maturi se è vero, come stato è rimarcato ieri, che il progetto di creare gli orti urbani riscuote sempre più consensi.

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