Per un femminismo contadino e popolare

Estratti della Dichiarazione politica alla V Assemblea delle donne di La Via Campesina del 24 LUGLIO 2017

Editoriale per Iafue.Perlaterra.net
del 29 giugno 2020

Noi, donne di oltre 70 paesi, rappresentanti dei nostri movimenti, riunite nella nostra V Assemblea delle donne, nell’ambito della VII Conferenza internazionale della Via Campesina, ci rivolgiamo a tutte le donne, i movimenti contadini, i movimenti popolare in generale e la società nel suo insieme, per dichiarare quanto segue:

Siamo donne rurali che rappresentano la diversità del mondo rurale: donne di popolazioni indigene, contadine, salariate rurali, pescatrici, pastore, artigiane, giovani, migranti, raccoglitrici, che contribuiscono quotidianamente alle lotte nelle campagne e alla costruzione del movimento internazionale di La Via Campesina portando il punto di vista del femminismo e della sovranità alimentare.

Abbiamo iniziato questa assemblea tenendo un resoconto storico del nostro viaggio, valutando i progressi compiuti, fiduciosi nelle nostre azioni e nel nostro pensiero.

Ratifichiamo il Manifesto delle donne rurali, pubblicato alla IV Assemblea delle donne nel 2013, che è una guida per la nostra pratica e una proposta di cambiamento per tutta la società.

Riaffermiamo il nostro impegno per la resistenza nelle campagne, per la piena partecipazione alle organizzazioni che la conducono e nel combattere la violenza contro le donne fino alla sua completa eradicazione, nel ripudiare la guerra e contribuire alla costruzione della pace con la giustizia sociale, difendendo la madre terra e lottando per il recupero di una vita degna per tutta l’umanità.

Una volta di più prendiamo atto che:

Il sistema capitalistico e patriarcale continua a imperversare in tutto il mondo, violando i nostri territori, i nostri corpi e le nostre menti, accumulando sempre più capitale a spese del futuro del pianeta e dell’umanità.

In questa fase di profonda crisi del sistema capitalista, la sua espressione neoliberista e i governi autoritari e imperialisti espandono la guerra, si appropriano di beni comuni nel modo più spaventoso, invadono le nazioni, provocano migrazioni forzate, espellono le popolazioni dai loro territori, militarizzano le campagne, perseguono, assassino e imprigionano uomini e donne che resistono; e non si fermano.

La natura e l’agricoltura continuano a essere mercantilizzate e l’estrazione e sfruttamento incontrollato di tutti i tipi di risorse produce l’accelerazione dei processi di cambiamenti climatici le cui conseguenze per le comunità e in particolare per le donne sono catastrofiche, esponendo la vita e la cultura rurale a situazioni estreme, generando fame ed estrema povertà in coloro che producono cibo e ricchezza.

In questo contesto, le donne sopportano sempre più il peso della produzione di beni e alimenti, eppure il nostro lavoro rimane invisibile. Il lavoro di cura continua ad essere non valorizzato, non supportato, né assunto collettivamente e socialmente, il che aumenta il sovraccarico di lavoro e restringe la nostra piena partecipazione.

Le forme di violenza strutturale si sono moltiplicate. Subiamo violenza economica, lavorativa, ambientale, fisica, sessuale, psicologica. I femminicidi continuano e aumentano. La criminalizzazione delle donne e delle loro organizzazioni è aumentata negli ultimi tempi e, insieme all’impunità e agli omicidi politici, sono diventati i principali ostacoli all’avanzamento delle lotte delle donne. L’accaparramento di terre da parte di grandi capitali transnazionali ci sta portando fuori dalle nostre terre e case, molte volte bruciando i nostri raccolti e le nostre case con l’aiuto di militari. La migrazione forzata che abbiamo subito decenni fa è diventata sempre più il campo di crescita della criminalità organizzata attraverso la tratta di esseri umani. La guerra ci incalza con una brutalità speciale, approfondendo la violenza economica, generalizzando la violenza sessuale, facendoci precipitare nella povertà e rendendo le nostre vite infinitamente più difficili. La morte, la prigione e la persecuzione dei nostri parenti maschi ci rendono ancora più vulnerabili, sovraccaricandoci dei compiti di sopravvivere e proteggere ragazze e ragazzi, che sono sempre più esposti alla violenza sessuale, alla morte e allo sradicamento, in azioni di guerra. La fumigazione (ovvero il trattamento dagli aerei con prodotti chimici) di grandi monocolture colpisce direttamente il nostro corpo, l’ambiente e il nostro lavoro. I semi autoctoni e indigeni sono contaminati da transgenici e mettono a rischio la nostra sovranità alimentare.

A proposito del nostro diritto e dovere di partecipare ai processi politici e decisionali

Riconosciamo i progressi ideologici, politici e legislativi relativi alla partecipazione politica. Tuttavia, questi progressi spesso non cambiano le pratiche politiche né la quotidianeità delle nostre vite; né dagli Stati, né dalle nostre organizzazioni.

Contro tutto questo siamo in prima linea e lavoriamo nella società e nelle organizzazioni di cui facciamo parte perché sia garantita la nostra piena partecipazione politica, specialmente nel processo decisionale, nella definizione delle strategie e nelle responsabilità della rappresentanza.

Chiediamo che il nostro lavoro produttivo sia riconosciuto; che venga assunto collettivamente il lavoro riproduttivo e di cura, in quanto condizione fondamentale per trasformare in realtà la nostra piena partecipazione

Costruire un femminismo contadino e popolare

Stiamo costruendo un femminismo che viene dalla nostra identità contadina e popolare come contributo alle nostre organizzazioni e ai processi di emancipazione sociale di uomini e donne.

Il femminismo che proponiamo riconosce la nostra diversità culturale e le condizioni molto diverse che affrontiamo in ogni regione, paese e località; lo costruiamo nelle lotte quotidiane che le donne portano avanti in tutto il pianeta, per la nostra autonomia, per le trasformazioni sociali, per la difesa e la protezione dell’agricoltura contadina, per la sovranità alimentare. Ed è lì che verranno avanti e si formeranno nuove donne e uomini nelle nuove relazioni di genere basate su uguaglianza, rispetto, cooperazione e riconoscimento reciproco.

Questo femminismo è trasformativo, insubordinato e autonomo, lo costruiamo collettivamente nelle riflessioni e nelle azioni concrete contro il capitalismo e il patriarcato, è solidale con le lotte di tutte le donne e tutti i popoli che combattono.

Questo femminismo deve anche essere alimentato da processi di formazione femminista per noi e per tutte le nostre organizzazioni: i nostri movimenti devono garantire spazi delle donne dove possiamo rafforzare la nostra autonomia solidale.

La campagna “Ferma la violenza contro le donne”

La nostra campagna “Basta violenza contro le donne” è stata di grande importanza per rendere visibile la violenza contro di noi e far progredire la consapevolezza delle nostre organizzazioni. È necessario ampliare l’impegno di tutti gli uomini e le donne che compongono La Via Campesina, compresi i giovani, a intraprendere azioni concrete della campagna su base giornaliera e invertire il freno fondamentale che la violenza implica per le nostre vite.

I nostri media popolari devono promuovere la campagna diffondendo, promuovendo e rendendo visibili i problemi che affrontiamo, le lotte che sviluppiamo e le proposte che sviluppiamo.

Su tutto questo le donne rurali dovranno aumentare la loro capacità di organizzarsi lottando per il diritto a vivere con dignità, giustizia ed uguaglianza.

Costruiamo insieme il movimento per cambiare il mondo con il femminismo e la sovranità alimentare.

Euskal Herria, Derio, 18 luglio 2017

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