Tornano le Oche in Campidoglio per salvare l’agricoltura romana

TORNANO LE OCHE IN CAMPIDOGLIO, PER SALVARE ROMA

Romagricola, Comunicato stampa – 15.1.2020

Una decina di oche che starnazzano per attirare l’attenzione dei Romani, proprio come quella che svegliarono i nostri antenati e impedirono la conquista dei Galli. E’ quello che si troveranno davanti coloro che parteciperanno alla manifestazione di martedì 21 gennaio alle ore 16, nella piazza del Campidoglio, che tante ne ha viste nella sua storia.
La manifestazione è stata convocata da RomAgricola, un’associazione che raggruppa varie cooperative agricole, note ai romani, come Agricoltura Nuova, Cobragor, Il Trattore, Coraggio, Capodarco, Mistica e Forum dell’Agricoltura Sociale. Ma anche uomini di cultura e urbanisti come Vezio De Lucia, Carlo Cellamare, Davide Marino, Walter Tocci e Daniele Archibugi o personalità dello spettacolo come Giuseppe Cederna o Marco Giusti (l’inventore di Blob).
Tutti quanti insieme a chiedere che Roma ritrovi la sua vocazione agricola sia per creare nuova occupazione, soprattutto giovanile, sia per salvaguardare il territorio e l’ambiente.
Una richiesta, quella di RomAgricola, che parte dalla realtà dei numeri. Con i suoi 63.000 ettari di territorio agricolo, Roma è il comune agricolo più grande d’Europa. E la superficie pubblica coltivabile supera addirittura i 10.000 ettari. Roma può diventare la Capitale Agricola d’Europa.
E’ necessaria però un’azione positiva da parte delle Istituzioni Pubbliche, Comune e Regione, alle quali RomAgricola ha indirizzato una lettera con alcune richieste precise.
“Dobbiamo smettere di aggredire e consumare il nostro suolo – dice Matteo Amati, portavoce dell’Associazione – Altre città europee stanno cercando di rispondere a questa nuova esigenza etica della comunità, nonostante abbiano un territorio agricolo molto inferiore al nostro. A Parigi la Sindaca Hidalgo, pur con poche centinaia di ettari a disposizione, ha incaricato una cooperativa di razionalizzare il sistema rurale con l’obiettivo di produrre, con modalità biologiche, 30 milioni di pasti l’anno, di cui 22 destinati alle mense scolastiche”.
“Nel manifesto che abbiamo presentato alle Istituzioni – prosegue Amati – ci sono tutti gli obiettivi che vogliamo raggiungere: un bando rivolto ai giovani per l’accesso alle terre pubbliche; il sostegno all’agricoltura sostenibile e alla biodiversità; la promozione di cooperative che favoriscano, oltre che la produzione agricola, anche l’inclusione sociale di persone diversamente abili, anziani o emarginati; lo sviluppo di filiere corte attraverso mercati rionali riservati ai soli produttori; la progettazione di una nuova città metropolitana a consumo di suolo zero. Sono obiettivi ambiziosi, ma non impossibili, perché non saremo soli – come si legge nel Manifesto. Contiamo di avere in questa iniziativa gli Enti di Ricerca, le Università, gli Enti di Sviluppo Agricolo, le Scuole agrarie e del turismo. E questo lavoro in comune dovrà trovare la sua sintesi in una Seconda Conferenza Agricola Cittadina di Roma. Quarantadue anni dopo quella convocata dall’allora Sindaco Giulio Carlo Argan il quale, da uomo di cultura, era convinto che il lavoro nei campi fosse una fonte preziosa di occupazione e anche una riscoperta di valori umani produttivi e culturali”.
Non si parte da zero. Si parte da tante realtà già esistenti, di cooperative che occuparono terre pubbliche alla fine degli anni Settanta e che oggi danno lavoro a centinaia di persone, anche diversamente abili, con attività polifunzionali come trasformazione dei prodotti, vendita diretta, attività culturali, pratiche di agricoltura biologica.
Alle Istituzioni il compito di valorizzare queste esperienze: una città diversa è possibile!

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