Casa Betania, inaugurata a Serramarina la struttura che ospiterà fino a 25 migranti

tratto da TRM (clicca qui per leggere il testo originale)

Una risposta concreta alle condizioni di precarietà in cui la maggior parte dei braccianti agricoli extracomunitari vive e lavora sul territorio lucano, è giunta dalla Curia Arcivescovile di Matera che ha messo a disposizione uno stabile che diventa Casa Betania.

L’inaugurazione questa mattina (22 gennaio 2020) a Serramarina, frazione di Bernalda (Mt). Questo grazie, anche, al sostegno e alla solidarietà di molte associazioni locali, tra queste la Fondazione Migrantes della Conferenza Episcopale Italiana, la Caritas e la fondazione Icc del regista Milo Rau.

Sono circa 3000 all’anno i braccianti agricoli che giungono sul territorio lucano da paesi lontani e spesso le loro condizioni di vita e lavoro, precarie e illegali, nelle reti del caporalato, hanno portato ad episodi tragici come quello del “La Felandina” della scorsa estate in cui perse la vita una giovane donna a seguito dello scoppio di una bombola di gas.

“Betania è un luogo non lontano da Gerusalemme – ha detto il Vescovo dell’Arcidiocesi di Matera Irsina Monsignor Antonio Giuseppe Caiazzo – dove Gesù faceva sempre sosta perchè lì c’erano i suoi amici: Marta, Maria e Lazzaro e dove veniva sempre accolto. L’ispirazione per il nome è arrivata da questo aneddoto”.

“La struttura è costata 100 mila euro – ha detto Anna Maria Cammisa Direttore della Caritas diocesana di Matera Irsina – una somma erogata in parte dalla CEI (Conferenza episcopale italiana) e in parte dalla Caritas italiana. Altre risorse sono arrivate dall’ufficio Migrantes per la gestione. La cifra totale è stata utilizzata per l’acquisto, la riqualificazione e la gestione.

“Questa struttura – ha detto Don Antonio Polidoro – gestore di Casa Betania parte accogliendo 9 persone ed arriverà ad un massimo di 22/25. In questa casa ci sarà sia protezione che integrazione”.

“Ora – ha sottolineato Ivan Sagnet presidente dell’associazione “No cap” – è necessario che le istituzioni, in ritardo su questo tipo di provvedimenti, comincino ad utilizzare i fondi sulla legalità, già a loro disposizione, per creare situazioni come queste, ma anche per migliorare la mobilità in questi posti isolati e creare condizioni di lavoro tutelate da contratti collettivi nazionali.

Gianni Fabbris presidente di “Rete per la terra”, da sempre impegnato contro il caporalato – ha detto che “questa non deve essere solo una casa di dignità e di legalità ma anche di giustizia”.

Il prefetto di Matera, Rinaldo Argentieri, ha dato la sua disponibilità ad un aggiornamento già per il prossimo 10 febbraio.

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